Oggi il sole celebra il suo trionfo. L'estate è arrivata! Nel giorno più lungo dell'anno il sole vive il suo massimo splendore e allo stesso tempo inizia anche il suo declino. Solstizio deriva dal latino solstat "il sole si ferma"... quasi come se il sole induggiasse nella posizione di equilibrio tra splendore e declino. Io celebro questo passaggio con la proposta di una compilation d'estate.
Compilation d'Estate:
1. Ornella Vanoni, Estate
http://www.youtube.com/watch?v=ijEwTi42Hdw
2. Franco Battiato, Era d'estate
http://www.youtube.com/watch?v=9SPn3ljFYH8
3. Nada, Pioggia d'estate
http://www.youtube.com/watch?v=6Fplk4xysFM
4. Niccolò Fabi & Max Gazzè, Vento d'estate
http://www.youtube.com/watch?v=bAvjyMzlmME
5. Gennaro Cosmo Parlato, L'estate sta finendo
http://www.youtube.com/watch?v=4Q-8Gmd_iwg
6. Giuni Russo, Un'estate al mare
http://www.youtube.com/watch?v=o7O_VO-Zeuc
7. Neffa, Giorni d'estate
http://www.youtube.com/watch?v=uSCw0r-JmkY
8. Tiromancino, Tornerà l'estate
http://www.youtube.com/watch?v=FUbHQlYiN7g
9. Tiziano Ferro, La traversata dell'estate
http://www.youtube.com/watch?v=Ge87RpdjxUA
10. Dolcenera, Giorni d'estate
http://www.youtube.com/watch?v=ezo6oM97Zzg&feature=related
martedì 21 giugno 2011
venerdì 17 giugno 2011
Una cornice bianca barocca con il nulla dentro
"Tutti i peccati sono tentativi per colmar dei vuoti". Simone Weil
Due di notte non riesce a dormire. Ha comprato una cornice bianca barocca. Una cornice bianca barocca vuota. Con il nulla dentro. Niente. Per dire meglio non l'ha comprata. Ha scambiato un dipinto naif per una cornice bianca. Barocca per giunta. Ora sta fissando il vuoto dentro la cornice. Riflette. Si sorprende. Esatta metafora della sua vita. Semmai ci sia un senso. Uno. Sempre che ce ne sia uno... Dura solo un attimo. Che spavento! Con il nulla dentro. Niente. Peccato. Quando la notte cederà al crescendo del mattino ogni tanto ci ripenserà. Ripenserà al dipinto che ha ceduto per una stabile rassicurante neutra cornice. Vuota. Meglio così. Ma sì meglio così! O forse no.
Due di notte non riesce a dormire. Ha comprato una cornice bianca barocca. Una cornice bianca barocca vuota. Con il nulla dentro. Niente. Per dire meglio non l'ha comprata. Ha scambiato un dipinto naif per una cornice bianca. Barocca per giunta. Ora sta fissando il vuoto dentro la cornice. Riflette. Si sorprende. Esatta metafora della sua vita. Semmai ci sia un senso. Uno. Sempre che ce ne sia uno... Dura solo un attimo. Che spavento! Con il nulla dentro. Niente. Peccato. Quando la notte cederà al crescendo del mattino ogni tanto ci ripenserà. Ripenserà al dipinto che ha ceduto per una stabile rassicurante neutra cornice. Vuota. Meglio così. Ma sì meglio così! O forse no.
mercoledì 8 giugno 2011
Lavaggio del cervello ed altre faccende casalinghe
"Lo strumento principale del sistema di "lavaggio del cervello in regime di libertà", che raggiunge la forma più alta nel paese più libero, consiste nell'incoraggiare il dibattito sui problemi politici, costringendolo però entro presupposti che incorporano le dottrine fondamentali della linea ideologica ufficiale". Noam Chomsky
Sono psicologa da abbastanza anni per conoscere i luoghi comuni e le false aspettative che ruotano intorno a questa professione: dal terrore della lettura del pensiero, alla paura di essere psiconanalizzati, passando per "che significa questo sogno?" o per il più laconico "siamo tutti matti e avremmo tutti bisogno di te!".
Sono psicologa da abbastanza anni per conoscere i luoghi comuni e le false aspettative che ruotano intorno a questa professione: dal terrore della lettura del pensiero, alla paura di essere psiconanalizzati, passando per "che significa questo sogno?" o per il più laconico "siamo tutti matti e avremmo tutti bisogno di te!".Una volta ero particolarmente stanca per affrontare questi pregiudizi per cui davanti a una nuova comitiva di amici mi inventai un'altra professione: la degustatrice di cibi per il Gambero Rosso! Una mia collega in una situazione analoga ripiegò per una più modesta professione di parrucchiera per trovare poi a studio uno dei conoscenti di quella serata...
Una di queste sere, tornata dal lavoro a studio, trovo la mia compagna con la vicina settantenne che mi dice "Mbè per oggi hai finito di fare il lavaggio del cervello?".
Il controllo della mente e il lavaggio del cervello sono alcuni dei metodi riferiti alla persuasione forzata, ai sistemi di coercizione psicologica e ai meccanismi di influenza sui processi mentali. Sono meccanismi di manipolazione che si annidano nella politica, nella pubblicità, nella comunicazione di massa e che vengono impiegati negli ambienti militari e dalla giustizia penale.
Negli anni 1920, sviluppando idee dello psicanalista socialista Paul Federn, diversi psicologi e sociologi cominciano a studiare le ragioni dell’adesione al nazionalsocialismo e al fascismo. In termini diversi, da una parte Wilhelm Reich, dall’altra Erich Fromm e altri autori della Scuola di Francoforte sviluppano il concetto di "personalità totalitaria", ritenendo che la propaganda "fascista" abbia successo in quanto capace di far emergere caratteristiche psicologiche che derivano sia dalla repressione sessuale, sia da un’educazione autoritaria ricevuta nei primi anni dell’infanzia.
Evvai, altra generazione altro clichè!
Evvai, altra generazione altro clichè!
martedì 17 maggio 2011
Speculazioni sul nascere e morire del sole
"Il sole è nuovo ogni giorno". Eraclito
Il sole con il suo cosmico ritmo del nascere e morire elicita angosce profonde relative alla paura che questo ciclo non si pepetui. Il sole assume un significato simbolico potente nella mitologia. Nel mito egizio Ra, Dio del Sole, percorre ogni notte il mondo degli inferi su una nave reale, naviga lungo il Nilo celeste attraversando la Duat, superando Caos per emergere ancora una volta all'alba, trionfante, protetto dal mostro Apep (rappresentazione del buio) da Seth (il Dio del Caos) e Mehen (è il benefico dio-serpente, guardiano della barca solare di Ra).
Anche per i Celti il sole, dopo il tramonto, compie un viaggio negli inferi, per riapparire all’alba dopo aver "fatto morire le stelle".
Nella mia, seppur breve, esperienza ho potuto constatare l'importanza e l'intensa simbologia che intercorre tra il sole, in particolare proprio al suo ciclico nascere e morire, e la psicopatologia. Dice Giovanni Falcone che "chi ha paura di morire muore ogni giorno", ed è un'angoscia molto simile alla morte l'intenso terrore che non faccia mai giorno, che il sole non sorga, la lenta agonia dell'attendere il primo raggio di sole delle persone che sono affette da psicosi, attacchi di panico o in alcuni casi gravi di insonnia.
Lo sapeva bene la poetessa Emily Dickinson che scrive:
"Tutti hanno diritto al mattino,
alla notte solo alcuni.
Alla luce dell'aurora
pochi eccelsi privilegiati".
Una più intuitiva categoria del malessere correlato alla luce solare riguarda le malattie dell'umore stagionali (vedi Seasonal Affective Disorders, SAD), da cui scaturisce l'importanza dell'esposizione alla luce per le persone che soffrono di depressione e di alterazioni maniacali. Non a caso secondo la cromoterapia la luce del sole è uno degli elementi che determinano lo stato d'animo delle persone.
Il solstizio d'inverno, la rinascita del sole dopo l'inverno, ha rappresentato nei secoli occasione di festività di vario genere: il "Sol Invictus" per i pagani, i "Saturnalia" nell'antica Roma, "Kwanzaa" per alcuni afroamericani, "Yule" nel Neopaganesimo o lo stesso "Natale" per il Cristianesimo.
Esiste anche la luminoterapia, o terapia della luce, che consiste nell' esposizione alla luce del giorno o per specifiche lunghezze d'onda della luce attraverso delle speciali lampade che riproducono la luce solare. La luce viene somministrata per un periodo di tempo stabilito e, in alcuni casi, in un momento specifico della giornata.
Da un punto di vista archetipico il Sole rappresenta l'Io, il calore, la lealtà, il coraggio, l'essenza individuale, la vera natura dell'essere umano, il suo essere interiore, la vitalità.
Il mito del sole infine assomiglia incredibilmente a quello di Edipo, tanto caro agli psicoanalisti - infatti - il sole è l'eroe destinato ad uccidere il suo creatore, il buio, e dividere il letto con sua madre, la notte, dal cui grembo (l'aurora) è nato. L'eroe muore infine accecato come il sole che tramonta.
lunedì 2 maggio 2011
Francesca Woodman maestra dell'autoritratto
"Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffé e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate". Francesca Woodman
(Preparazione alla mostra Francesca Woodman, La fotografia fra mistero, solitudine e tormento, a Il museo del Louvre, Via della Reginella 28, 23 maggio 2011/19 giugno 2011, Roma - 2.0)
Francesca Woodman dopo più di dieci anni torna a Roma in un viaggio che proseguirà al Moma di San Francisco e poi al Guggenheim di New York. Verranno esposte 77 opere inedite, molte relative proprio al periodo romano.
La Woodman, come molti altri artisti del secolo scorso si è formata con l'elaborazione di un problema che viene proposto come metodo di insegnamento. Tra le circa cinquecento foto che compongono la sua opera ce ne sono molte nel formato utilizzato per la presentazione dei compiti a casa della scuola di fotografia e spesso portano i titoli della serie di esercitazioni pensate per introdurre gli allievi fotografi alle basilari tecniche fotografiche.Così troviamo "profondità di campo", "punto di visione", e così via.
L'artista rispode a questi problemi con quello che poi sarebbe diventato il suo modo di lavorare: interiorizzò il problema rendendolo soggettivo e quanto più personale possibile. Essere all'interno della fotografia sembra comportare un rischio che la Woodman non fa correre ad altri che a se stessa. Inserisce sempre il proprio corpo all'interno del campo di risoluzione del problema, usandolo, comprendendolo, modellandolo. Non c'è nulla di narcisistico nell'uso che la Woodan fa della propria persona, bensì è piuttosto un iscrivere il linguaggio oggettivo sul proprio corpo.
La Woodman, come molti altri artisti del secolo scorso si è formata con l'elaborazione di un problema che viene proposto come metodo di insegnamento. Tra le circa cinquecento foto che compongono la sua opera ce ne sono molte nel formato utilizzato per la presentazione dei compiti a casa della scuola di fotografia e spesso portano i titoli della serie di esercitazioni pensate per introdurre gli allievi fotografi alle basilari tecniche fotografiche.Così troviamo "profondità di campo", "punto di visione", e così via.
L'artista rispode a questi problemi con quello che poi sarebbe diventato il suo modo di lavorare: interiorizzò il problema rendendolo soggettivo e quanto più personale possibile. Essere all'interno della fotografia sembra comportare un rischio che la Woodman non fa correre ad altri che a se stessa. Inserisce sempre il proprio corpo all'interno del campo di risoluzione del problema, usandolo, comprendendolo, modellandolo. Non c'è nulla di narcisistico nell'uso che la Woodan fa della propria persona, bensì è piuttosto un iscrivere il linguaggio oggettivo sul proprio corpo.
Fonte: Rosalind Krauss, Celibi, editore Codice.
venerdì 29 aprile 2011
Vicinato in festa
"Siamo andati e tornati dalla Luna, ma non riusciamo ad attraversare la strada per incontrare un nuovo vicino di casa". George Carlin
Sabato prossimo andrò alla Festa del vicinato nel mio nuovo quartiere. La Giornata Europea del Vicinato nacquea Parigi nel 1999 con lo scopo di rafforzare i legami di prossimità e di solidarietà tra i vicini di casa per combattere l'individualismo, l'isolamento e l'anonimato.
Dalla sua nascita, che vide l'organizzazione di una sola festa, liniziativa si è espansa sino a coinvolgere oltre 5 milioni di persone in tutta Europa.
Sabato prossimo andrò alla Festa del vicinato nel mio nuovo quartiere. La Giornata Europea del Vicinato nacquea Parigi nel 1999 con lo scopo di rafforzare i legami di prossimità e di solidarietà tra i vicini di casa per combattere l'individualismo, l'isolamento e l'anonimato. E' un'occasione per restituire il sorriso al proprio condominio, conoscere meglio i vicini, trascorrere insieme un momento di agregazione e sviluppare la solidarietà di vicinato.
E' inoltre un passo per vivere meglio nel prorpio ambiente quotidiano, un'occasione per avviare progetti in comune: invitare i vicini a condividere un momento di festa intorno ad un buffet, non risolve tutti i problemi della vita in società, ma questo semplice gesto ha un grande potere di innesco favorendo la coesione sociale e creando nuove solidarietà tra le persone che hanno imparato a conoscersi.
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Coincidenze
"Io, come Dio, non gioco ai dadi, e non credo nelle coincidenze". Albert Einstein
Secondo Jung la "sincronicità" è una connessione fra eventi, psichici o oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo, e tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto ma una evidente comunanza di significato. La sincronicità è relativa quindi alle "coincidenze significative".
Coincidenza deriva dal latino "cadere insieme" e, infatti, nelle scienze il termine è utilizzato in modo piuttosto letterale ad indicare due raggi di luce che colpiscono nello stesso punto e allo stesso tempo una stessa superficie.
Ci siamo ri-trovati così io e M. alla fermata del 105. Compagno di università ora lo riscopro vicino di casa. Di tutte le strade che potevamo percorrere in questa tentacolare città ci siamo invece caduti addosso senza neanche lo zampino di FB. Bentornato M.!
Secondo Jung la "sincronicità" è una connessione fra eventi, psichici o oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo, e tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto ma una evidente comunanza di significato. La sincronicità è relativa quindi alle "coincidenze significative".
Coincidenza deriva dal latino "cadere insieme" e, infatti, nelle scienze il termine è utilizzato in modo piuttosto letterale ad indicare due raggi di luce che colpiscono nello stesso punto e allo stesso tempo una stessa superficie.
Ci siamo ri-trovati così io e M. alla fermata del 105. Compagno di università ora lo riscopro vicino di casa. Di tutte le strade che potevamo percorrere in questa tentacolare città ci siamo invece caduti addosso senza neanche lo zampino di FB. Bentornato M.!
mercoledì 27 aprile 2011
Effetto vicinato
"Alla casa dà valore il suo vicino". Proverbio italiano
Nel gergo del marketing, l'espressione "effetto vicinato" o "effetto neighbourhood" indica la tendenza secondo la quale persone aventi (1) abitudini di consumo e (2) uno stile di vita simili tendono a insediarsi negli stessi quartieri o zone territoriali.
Vediamo alcune curiosità su questi termini.
Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista Journal of Consumer Research, la lettera alfabetica del nostro cognome formerebbe le nostre abitudini di consumo. Gli eccessi incontrollabili di shopping deriverebbero dall’avere un cognome che inizia con le ultime lettere dell’alfabeto. Chi è stato abituato ad essere percepito come ultimo cerca una sorta di rivalsa, vuole arrivare primo e questo suo desiderio trova appagamento quando riesce ad acquisire oggetti che vengono considerati di un certo valore per quanto riguarda il benessere e lo status sociale.
Lo stile di vita, concetto coniato dallo psicologo Alfred Adler, si formerebbe intorno all'età di cinque anni mutuato dagli avvenimenti e dalle figure genitoriali. Lo stile di vita è l'impronta, unica e inimitabile, che caratterizza ogni individuo. Vi confluiscono i tratti del comportamento, i pensieri, le idee, le opinioni, le emozioni e i sentimenti, risultanti dal compromesso fra esigenze individuali e istanze sociali. Il modo in cui affrontiamo i problemi esistenziali riflette il nostro stile di vita.
Se questo quartiere-paese che è la Marranella fosse un bimbo di cinque anni sarebbe certamente meticcio, chiassoso, saprebbe parlare una commistione di lingue e si dibatterebbe in una stratificazione di culture che tentano di coesistere in lui.
martedì 26 aprile 2011
Tra Auschwitz e l'Ikea.
"Si può sperare che l'omofobia diventi questo: un repertorio di innocui stereotipi che pochi imbecilli prendono sul serio, mentre tutti gli altri ci giocano". Tommaso Giartosio
Passeggio sempre volentieri nell'area pedonale del pigneto tra il semaforo e il ponticello anche perchè mi piace guardare le diverse forme espressive della street art che si catalizzano sui muri di questo fazzoletto di strade e fanno pendant con le persone mezze sbronze che bivaccano sedute a terra. Se avessi passeggiato ieri mattina sul ponticello mi sarebbe venuto certamente un colpo, come a molti passanti e abitanti di zona. Sarei certamente anch'io rimasta con un punto di domanda in fronte. "Work will make you free" avrei letto... il lavoro ti renderà libero... e avrei notato l'assonanza fonemica e visiva con la scritta che imperava all'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz.
Qualcuno più tardi ha collegato la scritta con una striscione che è apparso sullo stesso ponte qualche ora più tardi sulle morti bianche. Per cui si ipotizza che un gruppo di precari abbia voluto sottolineare il parallelismo tra i morti ai campi di concentramento e quelli sul luogo di lavoro. Di qui si spiegherebbe anche l'inglese che sarebbe la lingua delle multinazionali... che confusione semantica!
Multinazionali... Pasolini vide nella spirale dei consumi basata su bisogni creati artificiosamente un meccanismo che stritola culture e valori differenziati che rende gli esseri umani identici e interscambiabili in un processo di omologazione della società dei consumi.
Italia, che Italia è questa che ha bisogno di una multinazionale per ricordare la pluralità delle forme di famiglia... quando ero giovane mi dissero che essere gay o lesbica era inevitabilmente una questione politica, ora essere gay o lesbica è diventata una questione di marketing. Che tristezza.
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lunedì 25 aprile 2011
Buon anno... babilonese!
La festa del Navigium Isidis si festeggiava il primo giorno di primavera, ovvero in corrispondenza della prima luna nuova dell’inverno dopo l’equinozio invernale. Il nuovo anno cominciava con la rinascita della Terra, cioè con la primavera.
La nave di Iside, il Navigium Isidis, era un rito in maschera molto festoso dedicato alla vicenda della dea Iside. La festa consisteva in un corteo in maschera in cui un'imbarcazione di legno veniva ornata di omaggi floreali. Con la tradizione cattolica il Navigium Isidis è stato diviso in Pasqua (resurrezione dello smembrato dopo l'equinozio di primavera), e Carnevale (carrus navalis, la processione delle maschere).
Per tornare ad Iside, l’antico mito egizio narra di Iside, sorella madre e sposa di Osiride. Osiride viene ucciso dal fratello Seth (Tifone) e il suo corpo viene smembrato. Iside va in cerca delle parti del corpo di Osiride e le ritrova tutte, le ricompone, vi soffia la vita e Osiride risorge. Il mito sarebbe un’allegoria astrologica dove Osiride è il Sole che muore\tramonta in mare, colorandolo di rosso\sangue; Iside è la Luna, che di notte segue il tragitto del marito per ritrovarlo e riportarlo in vita. Il mattino, infatti, il Sole risorge.
La celebrazione della vicenda di Iside venne diffusa nella religione romana in tutto l'impero verso il 150 d.C. Nel quarto secolo, la festa del Navigium Isidis venne spostata indietro di 40 giorni (quaresima) perché non si sovrapponesse alla Pasqua, che ne aveva preso il posto; e fu edulcorata in carnevale. La Pasqua è ciò che resta di una parte della festa isiaca (la resurrezione dell’iniziato), il carnevale è ciò che resta dell’altra parte della festa (la processione delle maschere fino al mare).
Nella festa di capodanno, i babilonesi sacrificavano un agnello, come noi a Pasqua. Le stazioni della passione di Cristo (percosso, coronato, crocefisso, sepolto) e la successiva resurrezione (celebrata come Pasqua, la festa che ha preso il posto del Navigium Isidis) ricalcano il percorso iniziatico del culto isiaco. La Pasqua è il Navigium Isidis hanno una data variabile, legata alla prima luna piena successiva all’equinozio di primavera. La Chiesa, nonostante tutti i rimaneggiamenti, non è riuscita a eliminare questo indizio che ci porta al mito di Iside.
(Tratto e rimaneggiato da http://www.danieleluttazzi.it/node/941)
(Tratto e rimaneggiato da http://www.danieleluttazzi.it/node/941)
venerdì 22 aprile 2011
Tamara de Lempicka e la cultura lesbica.
"Per sopravvivere devi usare corpo e sessualità”, Tamara de Lempicka.
Tamara de Lempicka dipinge la donna e l'eros femminile con uno stile d’avanguardia, che può essere definito Art Decò, uno stile luminoso e fotografico, antesignano delle passerelle di moda trasgressive della nostra epoca.
(Preparazione alla mostra Tamara de Lempicka Regina del Moderno, Complesso del Vittoriano, 11 marzo 2011/03 luglio 2011, Roma - 1.0)
Tamara de Lempicka dipinge la donna e l'eros femminile con uno stile d’avanguardia, che può essere definito Art Decò, uno stile luminoso e fotografico, antesignano delle passerelle di moda trasgressive della nostra epoca.
Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, con la nascita della cosiddetta "questione omosessuale", e parallelamente alla nascita del movimento delle suffragette, si assiste all'esplosione della Cultura lesbica. È il periodo del Bloomsbury Group di Virginia Woolf, di Natalie Clifford-Barney, Gertrude Stein, Vita Sackville-West, Radclyffe Hall, Frida Kahlo, Eleonora Duse, Colette, Djuna Barnes, Liane de Pougy, Sibilla Aleramo e molte altre ancora: quasi tutte artiste, tutte dichiaratamente lesbiche o bisessuali. Tamara de Lempicka è tra queste e la sua arte è stata adottata negli anni '70 dalla cultura lesbica.
La cultura lesbica è stata per lungo tempo all'interno del grande filone della cultura femminile e, più specificatamente, della cultura delle donne. Per molti anni, la cultura di scrittrici, musiciste, poete lesbiche si è mimetizzata all'interno della cultura delle donne. Solo in tempi più recenti alcuni studi hanno identificato molte protagoniste della cultura del '900 come lesbiche o bisessuali. Tamara de Lempicka è una di queste.
Tamara conosceva Pablo Picasso, Jean Cocteau, e André Gide, ma era famosa soprattutto per la sua prorompente vita sessuale, era bisessuale, e la sue storie con uomini e le donne erano sempre motivo di scandalo. De Lempicka era una persona molto fisica. Il suo primo amore con una donna fu probabilmente con Ira Perrot, che posò per lei e la portò in Italia pagando tutte le spese.
In Italia l’artista oltre a scoprire i dipinti di Botticelli, frequentò feste lesbiche dove, una volta, sistemò il cibo sul corpo nudo di una donna e lo mangiò lentamente definendolo il suo "midnight meal." Durante i numerosi viaggi in Italia fece parte del circolo che includeva Violette Trefusis, l’amante di Vita Sackville-West, e Colette.
Queste donne apprezzavano la bisessualità ed ebbero molte relazioni sia con uomini che con donne.
Per quanto riguarda la sua produzione artistica Tamara de Lempicka ha spesso utilizzato elementi formali e narrativi nella sua galleria ritratti femminili e studi di nudo atti a produrre effetti di sopraffazione del desiderio e della seduzione.
Ottuagenaria, conservò il culto della personalità eccentrica e del Moderno. Ai pranzi voleva intorno solo gente giovane, per sentirsi viva, a cui raccontava le bizzarrie dei suoi anni folli non facendo mai mistero sul fatto che aveva amato sia uomini che donne.
Risulta innegabile il fascino di una vita divisa tra genio e sregolatezza che, per una volta, non hanno portato al suicidio o al sacrificio ma che anzi la contessa Tamara de Lempicka ha saputo condurre e governare fino alla non indifferente età di ottandue anni ritirandosi nel paradiso terrestre di Cuernavaca, in compagnia di un maggiordomo-compagno molto più giovane ed omosessuale.
(Fonti web)
(Fonti web)
martedì 5 aprile 2011
Dell'aiutare Ciak #2
"Non urlare per chiedere aiuto di notte. Potresti svegliare i vicini". Stanislaw Jerzy Lec
Per aiutare gli altri bisogna saper affrontare le proprie stesse miserie. La richiesta d'aiuto innesca, pertanto, un processo di cambiamento reciproco dove ciascuno è chiamato a cambiare se stesso, per sè o per l'altro. C'è una spiegazione fisiologica della capacità dell'uomo di aiutare l'altro: i neuroni specchio. Questi neuroni si attivano infatti quando osserviamo qualcuno compiere un'azione che noi stessi conosciamo e abbiamo compiuto in passato. Un vero e proprio rispecchiamento , come nel gioco dei bambini di imitare le smorfie. Così se guardiamo la foto in alto a sinistra attraverso il sistema specchio si attivano gli stessi neuroni che entrano in funzione quando tendiamo una mano. I neuroni specchio sarebbero alla base dell'empatia ma, per aiutare davvero qualcuno, bisogna anche saper dosare la giusta dose di rispecchiamento e di epochè. L'epochè è intesa come quella capacità di mettere tra parentesi le proprie esperienze e sospendere il giudizio sull'altro. Tutti questi aggiustamenti all'altro richiedono dei sacrifici, anche dolorosi, nonchè una massiccia dose di esercizio. Bisogna affondare nella miseria della propria anima e poi saperla strappare, spogliandosi del proprio egoismo e del pregiudizio. Infine il beneficio di un pieno e soddisfacente contatto con l'altro. Se nella mia esperienza non esiste il dramma che l'altro porta in sè non è possible un rispecchiamento ma occorrà una buona capacità di immedesimazione. Da parte mia ho risalito più volte gli inferi, so cosa significa avere paura di impazzire o temere che il sole non sorga più ad illuminare il mattino. Queste angosce che riguardano il senso stesso dell'essere in vita hanno oscurato paure meno arcaiche e più reali come quella dell'abbandono. Paure che riguardano il vivere hanno soppiantato finalmente le paure del morire. E io torno ad essere quella che sono e ad essere riconosciuta tale.
mercoledì 30 marzo 2011
Dell'aiutare Ciak #1
"L'intelligenza è utile per la sopravvivenza se ci permette di estinguere una cattiva idea prima che la cattiva idea estingua noi". Karl Popper
Ho lanciato una domanda, lo ammetto. Senza volerlo fino in fondo, per giunta. Per una sorta di educata ritrosia che prescrive possibilmente di non esibirsi. Non c'era richiesta o necessità di replica, hai ragione. La mia era una spinta alla pura condisione ma il pensiero ahimè, invece, certamente divide. La tua replica, è arrivata pronta ed eccelsa tanto che da quando l'ho ricevuta ha sedotto la mia mente facendosi catalizzatrice di tante emozioni e riflessioni.
Da allora ho una domanda in sospeso anch'io: "Perchè nessuno mi aiuta?". E la risposta è inevasa da troppo tempo...
Vorrei essere un filosofo per avere la piena comprensione lessicale. Ma tale non sono. Vorrei non essere una psicologa per spogliarmi delle sovrastrutture e arrivare invece dritta all'essenziale. Vorrei parlare con questi versi di Boudelaire:
Vorrei essere un filosofo per avere la piena comprensione lessicale. Ma tale non sono. Vorrei non essere una psicologa per spogliarmi delle sovrastrutture e arrivare invece dritta all'essenziale. Vorrei parlare con questi versi di Boudelaire:
"Un mattino partiamo, il cervello in fiamme, il cuore gonfio di rancori e desideri amari, e andiamo, al ritmo delle onde, cullando il nostro infinito sull’infinito dei mari. [...]
Ma i veri viaggiatori partono per partire; cuori leggeri, s’allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!"
Non ho risposta per te, amico mio, ma solo questi versi, la citazione di Popper e una storia:
"All'inizio del secolo, la regina della Thailandia viaggiava a bordo di una nave con i suoi numerosi cortigiani, servi, cameriere, lavatori di piedi e assaggiatori di cibo, quando la poppa fu investita all'improvviso da un'ondata e la regina fu sbalzata fuori nelle acque color turchese del Nippon-Kai, dove affogò, malgrado le sue grida d'aiuto, perché nessuno accorse a salvarla. Sconosciuta al mondo esterno per i Thai la spiegazione fu subito chiara: la tradizione proibiva, come ancora ai giorni nostri proibisce, a uomini e donne di toccare la regina" da Denti bianchi pag. 202 di Zadie Smith.
lunedì 21 febbraio 2011
Orti urbani
"La casa è di chi l’abita e un vile è chi lo ignora, il tempo è dei filosofi, la terra di chi la lavora", da Dimmi bel giovine.
Una delle prime cose che ho conosciuto di Londra sono stati gli "allotments", tanti minuscoli fazzoletti di terra, l'uno accanto all'altro, curati da coltivatori della domenica. Una forma di giardinaggio sociale, insomma. J. ne aveva uno proprio a South London, a un tiro di piede dalla casa dove sono stata ospitata. Andando lì ogni volta si ripeteva la magia di scorgere quel verde tanto rigoglioso quanto scomposto tra la regolarità dei palazzetti e l'ordine del traffico. Si perchè nel ricordo della Londra che ho conosciuto tutto è ordinato e simmetrico tranne gli allotments e Brick Lane. Durante i numerosi viaggi di visita a casa, si passa su un tratto di tangenziale che costeggia gli orti della Tiburtina... che invidia ogni volta! Così sabato pomeriggio mentre passeggiavamo io S. e S. verso villa De Santis (ribattezzata più volte villa Berardi) non mi è parso vero: un orto urbano proprio vicino la mia nuova casa! Più volte ho paragonato Tor Pignattara al sud di Londra ma mai avrei sperato in una ciliegina sulla torta così succulenta. Pensare addirittura che uno studio pubblicato sul British Medical Journal, dell’Università di Uppsala, durato niente-popò-di-meno-che 35 anni dimostra che coltivare un orto o fiori e piante in giardino o in terrazzo allunga la vita. Allora non mi resta che augurare lunga vita agli orti ins-orti e ai suoi coltivatori (info su ortorpigna@gmail.com)
Una delle prime cose che ho conosciuto di Londra sono stati gli "allotments", tanti minuscoli fazzoletti di terra, l'uno accanto all'altro, curati da coltivatori della domenica. Una forma di giardinaggio sociale, insomma. J. ne aveva uno proprio a South London, a un tiro di piede dalla casa dove sono stata ospitata. Andando lì ogni volta si ripeteva la magia di scorgere quel verde tanto rigoglioso quanto scomposto tra la regolarità dei palazzetti e l'ordine del traffico. Si perchè nel ricordo della Londra che ho conosciuto tutto è ordinato e simmetrico tranne gli allotments e Brick Lane. Durante i numerosi viaggi di visita a casa, si passa su un tratto di tangenziale che costeggia gli orti della Tiburtina... che invidia ogni volta! Così sabato pomeriggio mentre passeggiavamo io S. e S. verso villa De Santis (ribattezzata più volte villa Berardi) non mi è parso vero: un orto urbano proprio vicino la mia nuova casa! Più volte ho paragonato Tor Pignattara al sud di Londra ma mai avrei sperato in una ciliegina sulla torta così succulenta. Pensare addirittura che uno studio pubblicato sul British Medical Journal, dell’Università di Uppsala, durato niente-popò-di-meno-che 35 anni dimostra che coltivare un orto o fiori e piante in giardino o in terrazzo allunga la vita. Allora non mi resta che augurare lunga vita agli orti ins-orti e ai suoi coltivatori (info su ortorpigna@gmail.com)
giovedì 30 dicembre 2010
Lo sdegno finalmente.
"Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile". Aristotele
Lo sdegno finalmente. Il disgusto mi cova dentro come un serpente che aspetti di cambiare pelle palesando il suo involucro dismesso al mondo intero.
E' una febbre che mi consuma l'anima. Sono stata curata sì, ma la terapia non ha fatto altro che tenere aperta in profondità la ferita.
Non potendo amputare me stessa la piaga sta andando in cancrena o forse sta soltanto formando un involucro putrido che lascerò davanti la porta della Chiesa, e dentro chi con tanta leggerezza mi ferì fino a dilaniarmi.
Immagino il prete pronunciare il fatidico "Se c'è qualcuno che si oppone a questo matrimonio, parli ora o taccia per sempre". Un matrimonio certamente in pompa magna, la riscossa davanti alla mamma, ai parenti e alla comunità tutta, nonché al figlio già arrivato, perché in alcune circostanze " La catena del matrimonio è così pesante che a volte bisogna essere in tre per portarla".
Mi scopro a desiderare che il seme avvizzisca nel suo stesso ventre che gonfio di vita esploda, ma sarebbe un ingiusto desiderio verso chi già avrà la sua condanna nel nascere figlio di tanta madre.
Felicitazioni.
F.
Lo sdegno finalmente. Il disgusto mi cova dentro come un serpente che aspetti di cambiare pelle palesando il suo involucro dismesso al mondo intero.E' una febbre che mi consuma l'anima. Sono stata curata sì, ma la terapia non ha fatto altro che tenere aperta in profondità la ferita.
Non potendo amputare me stessa la piaga sta andando in cancrena o forse sta soltanto formando un involucro putrido che lascerò davanti la porta della Chiesa, e dentro chi con tanta leggerezza mi ferì fino a dilaniarmi.
Immagino il prete pronunciare il fatidico "Se c'è qualcuno che si oppone a questo matrimonio, parli ora o taccia per sempre". Un matrimonio certamente in pompa magna, la riscossa davanti alla mamma, ai parenti e alla comunità tutta, nonché al figlio già arrivato, perché in alcune circostanze " La catena del matrimonio è così pesante che a volte bisogna essere in tre per portarla".
Mi scopro a desiderare che il seme avvizzisca nel suo stesso ventre che gonfio di vita esploda, ma sarebbe un ingiusto desiderio verso chi già avrà la sua condanna nel nascere figlio di tanta madre.
Felicitazioni.
F.
mercoledì 29 dicembre 2010
Se mia madre fosse un genere letterario
"L'isteria è possibile solo con un pubblico". Chuck Palahniuk
S
e mia madre fosse un genere
letterario sarebbe certamente
il realismo isterico, dove tutto
è autobiografico e ridondante-
mente narrato con continue
digressioni dal tema principale.
Finì così che la madre del
realismo isterico fece due figli
sordi e si accompagnò ad un
marito distratto.
S
e mia madre fosse un genereletterario sarebbe certamente
il realismo isterico, dove tutto
è autobiografico e ridondante-
mente narrato con continue
digressioni dal tema principale.
Finì così che la madre del
realismo isterico fece due figli
sordi e si accompagnò ad un
marito distratto.
L'omosessualità spiegata a mia nonna...
* Proverbio abbruzzese: il vecchio non voleva morire perchè di più ne voleva sapere.
Il sogno di un mio amico londinese consiste nell'avere abbastanza tempo per viaggiare in giro per il mondo e correggere tutti gli strafalcioni grammaticali nonché gli errori di spelling della lingua inglese utillizzata all'estero per comunicazioni di varia natura. Vorrei fare lo stesso io con gli errori più diffusi sull'omosessualità, soprattutto nei mass media.
Che c'entra mia nonna? Ad un pranzo domenicale mia nonna ridendo sorniona chiede a mia madre "Marì, hai saputo che adesso anche le femmine possono essere gai? L'ho sentito ieri alla televisione". Mia madre risponde prontamente "Ma' non solo le femmine, pure i maschi". Lo sa bene mia madre che ne ha due in casa, un maschio e una femmina, per non farsi mancare niente! E nonna "Si si, dei maschi si diceva pure di qualcuno al paese ma le femmine è proprio una moda nuova! L'ha detto un professore ieri su canale 5. Ju vecchiu non volea murì che cchiu ne olea sapì*". Certo la curiosità non le manca!
Mia nonna, classe 1920 o giù di lì, guarda più tv di me e te messi insieme ed è aggiornatissima su tutto ciò che riguarda la cultura televisiva. Con la tele ci parla come ad un vecchio amico di famiglia e nutre per la tv quella reverenza retrò tipica di chi è cresciuto senza sapere cosa fossero le veline e il grande fratello. La televione ai suoi tempi si guardava allo spaccio del paese, da qualche parente particolarmente facoltoso o da qualche signora presso la quale si era impiegate "a servizio". Per cui se qualcosa viene detto in tv da un professore allora deve essere certamente vero.
Nulla di sbagliato nell'inciso che le femmine possano essere gay, il problema è nell'avverbio di tempo "adesso", e sul termine gay utilizzato per le donne lesbiche il movimento separatista avrebbe qualcosa da ridire.
Il sogno di un mio amico londinese consiste nell'avere abbastanza tempo per viaggiare in giro per il mondo e correggere tutti gli strafalcioni grammaticali nonché gli errori di spelling della lingua inglese utillizzata all'estero per comunicazioni di varia natura. Vorrei fare lo stesso io con gli errori più diffusi sull'omosessualità, soprattutto nei mass media.Che c'entra mia nonna? Ad un pranzo domenicale mia nonna ridendo sorniona chiede a mia madre "Marì, hai saputo che adesso anche le femmine possono essere gai? L'ho sentito ieri alla televisione". Mia madre risponde prontamente "Ma' non solo le femmine, pure i maschi". Lo sa bene mia madre che ne ha due in casa, un maschio e una femmina, per non farsi mancare niente! E nonna "Si si, dei maschi si diceva pure di qualcuno al paese ma le femmine è proprio una moda nuova! L'ha detto un professore ieri su canale 5. Ju vecchiu non volea murì che cchiu ne olea sapì*". Certo la curiosità non le manca!
Mia nonna, classe 1920 o giù di lì, guarda più tv di me e te messi insieme ed è aggiornatissima su tutto ciò che riguarda la cultura televisiva. Con la tele ci parla come ad un vecchio amico di famiglia e nutre per la tv quella reverenza retrò tipica di chi è cresciuto senza sapere cosa fossero le veline e il grande fratello. La televione ai suoi tempi si guardava allo spaccio del paese, da qualche parente particolarmente facoltoso o da qualche signora presso la quale si era impiegate "a servizio". Per cui se qualcosa viene detto in tv da un professore allora deve essere certamente vero.
Nulla di sbagliato nell'inciso che le femmine possano essere gay, il problema è nell'avverbio di tempo "adesso", e sul termine gay utilizzato per le donne lesbiche il movimento separatista avrebbe qualcosa da ridire.
sabato 25 dicembre 2010
Ho smesso di credere a Babbo Natale
"Passate le feste senza quattrini e dolori di testa". Nonna Maria
Ho smesso di credere a Babbo Natale quando avevo tre anni. I miei genitori non sapendo cosa comprarmi mi portarono al negozio di giocattoli a scegliere il mio regalo. Così la settimana successiva all'asilo furono tre le cose che non capivo: perchè gli altri bambini non sapevano cosa c'era nel loro pacco; perché non riconoscevano il bidello che si era travestito con un abito bianco, rosso e come mai Babbo Natale arrivasse di giorno, varcando la porta per giunta. La notte di Natale seppi con certezza che Babbo Natale non esiste perché non seguirono altri regali a quello che avevo già scelto. Avevamo in casa persino il camino per cui nessuna scusa giustificava la maleducata e precoce assenza. La settimana dopo di qualche anno successivo mia madre di ritorno dal lavoro diede a me e mio fratello delle caramelle per la befana e io le feci notare che avrebbe potuto fare finta d metterle in una calza. Tanto è. Nella mia infanzia c'è stato poco posto per Santa Claus e simili. Ah dimenticavo il regalo che scelsi fu un pianoforte per bimbi al quale mio fratello appena ne fu capace pensò bene di strappare tutti i tasti. Finisce lì la mia propensione per il magico e per la musica.
Ho smesso di credere a Babbo Natale quando avevo tre anni. I miei genitori non sapendo cosa comprarmi mi portarono al negozio di giocattoli a scegliere il mio regalo. Così la settimana successiva all'asilo furono tre le cose che non capivo: perchè gli altri bambini non sapevano cosa c'era nel loro pacco; perché non riconoscevano il bidello che si era travestito con un abito bianco, rosso e come mai Babbo Natale arrivasse di giorno, varcando la porta per giunta. La notte di Natale seppi con certezza che Babbo Natale non esiste perché non seguirono altri regali a quello che avevo già scelto. Avevamo in casa persino il camino per cui nessuna scusa giustificava la maleducata e precoce assenza. La settimana dopo di qualche anno successivo mia madre di ritorno dal lavoro diede a me e mio fratello delle caramelle per la befana e io le feci notare che avrebbe potuto fare finta d metterle in una calza. Tanto è. Nella mia infanzia c'è stato poco posto per Santa Claus e simili. Ah dimenticavo il regalo che scelsi fu un pianoforte per bimbi al quale mio fratello appena ne fu capace pensò bene di strappare tutti i tasti. Finisce lì la mia propensione per il magico e per la musica.
mercoledì 22 dicembre 2010
Inaudita sofferenza
"Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini". Alda Merini
Queste mura oblique mi si poggiano addosso divenendo familiari. Mi ci rifugio e metto su casa. Ho attraversato nuovamente la follia. Ora sostanze psicotrope anestetizzano la soglia dell'inaudita sofferenza. Posso intanto curarmi con le odorose spezie che condiscono le cene di debutto della nuova casa. Gli amici si avvicendano contribuendo a lasciare odori, complimenti, emozioni che scalfiscono quello che era l'asettico aroma di nuovo.
(Foto di Alison Brady)
Queste mura oblique mi si poggiano addosso divenendo familiari. Mi ci rifugio e metto su casa. Ho attraversato nuovamente la follia. Ora sostanze psicotrope anestetizzano la soglia dell'inaudita sofferenza. Posso intanto curarmi con le odorose spezie che condiscono le cene di debutto della nuova casa. Gli amici si avvicendano contribuendo a lasciare odori, complimenti, emozioni che scalfiscono quello che era l'asettico aroma di nuovo.(Foto di Alison Brady)
lunedì 20 settembre 2010
Come connettere Ozpetek al Mulino Bianco
"Non si può scendere così profondamente in se stessi, non si può attingere dal fondo originario dove tutte le forze riposano ancora intrecciate, tutti gli opposti non ancora dissociati, senza avvertire in sè anche la felicità o il tormento nella loro misteriosa connessione". Lou Andreas Salomé
Domenica 19 settembre 2010. Sarà una data da ricordare, da commemorare e celebrare. Come dice mio padre abbiamo fatto un'altra tappa e ora siamo doppiamente felici. Il padre di S. dice che ci siamo regalati una giornata bellissima. Credo che uno degli elementi che costituiscono l'estetica dell'avvenimento che abbiamo congiuntamente vissuto ieri io e S. insieme ai nostri genitori, sia la normalità, quella normalità da Mulino Bianco che si tinge però di uno straordinario gusto esotico. Uguali al resto del mondo ma unici e diversi.Anello al dito e incontro congiunto dei suoceri sono elementi poco consueti nella vita di una coppia lesbica... anni e anni di emancipazione dal modello eterosessista e preziose pillole di femminismo buttate al fiume nel momento in cui i nostri genitori si stringono la mano, si sorridono e si pacciono. I padri, riconosciutisi subito complici, si spalleggiano e si confidano i segreti dell'orticoltura. Le madri fanno eco con lo scambio di segreti culinari e ricette di ogni tipo. Bellissimo e benissimo ricoreranno spesso nei nostri resoconti della giornata. Fioccano i superlativi e le risate di gusto. Pensavamo di girare una scena alla Ozpetek invece oramai non c'è più posto per i tormentoni e le macchiette tipiche del mondo gay e l'ironia imperante ha piuttosto il gusto di casa Vianello... E intanto la nostra amica C. cominicia a preparare la veletta.
(Foto di Chris Haughton)
(Foto di Chris Haughton)
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